7. Chiesa di Santa Maria del Soccorso
Il matrimonio con Settimia Vannucci
Il 2 luglio 1860, nella Chiesa di Santa Maria del Soccorso, Giovanni Fattori sposava Settimia Vannucci, fiorentina, onesta e devota, come lui stesso la ricorderà. Un matrimonio semplice, quasi segreto, celebrato dal parroco Vincenzo Formicola, con pochi testimoni: il padre di Giovanni e un socio di famiglia, Giuseppe Sisti.
La storia tra i due era cominciata anni prima, a Firenze, durante un’epidemia di colera. Fattori, invece di tornare a Livorno come chiesto dai familiari, scelse di restare accanto a lei, affidata a una famiglia perbene. Finita l’emergenza, Settimia fu accolta in casa Fattori con calore, nonostante le difficoltà economiche che costringevano Giovanni a lavori litografici per sopravvivere.
Fu proprio il padre, un giorno, a proporre il matrimonio. “Ci guardammo, si cadde uno nelle braccia dell’altro… sì”, ricorderà il pittore anni dopo. Nonostante qualche contrasto con la Chiesa, Fattori acconsentì. Era il tempio più grande di Livorno, costruito proprio per un voto fatto alla Madonna durante un’epidemia: quasi un destino.
All’interno della chiesa avevano lavorato artisti legati al mondo di Fattori: il suo primo maestro Baldini, il più affermato Pollastrini, e altri pittori come Giovanni Costa e Bartolena. Proprio per questa chiesa Fattori aveva presentato un bozzetto per una pala d’altare – preferito dal vescovo – ma mai realizzato per mancanza di fondi. L’incarico passò a Bartolena, di cui ancora oggi si conservano tre opere nell’edificio.
L’anno seguente, grazie al pagamento per la “Battaglia di Magenta”, Fattori e Settimia partirono per il loro viaggio di nozze, che fu anche un viaggio di studio tra i luoghi delle guerre d’indipendenza: Genova, Torino, Milano, Magenta, Solferino. L’amore e l’arte – per una volta – camminavano insieme.