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Gli affreschi di Villa Mimbelli

Lo sfarzo e il lusso che i Mimbelli profusero per arredare la propria villa si riflette anche sulle decorazione pittoriche e gli affreschi che ornano la quasi totalità degli spazi della stessa. Con buona fortuna, nonostante le rocambolesche vicende della Villa prima di divenire finalmente museo,  questo patrimonio pittorico e decorativo è rimasto in gran parte intatto. Le decorazioni della Villa rispondono al gusto dell’epoca e dall’horror vacui che regnava nelle abitazioni nobiliari e alto-borghesi. Qui lavorarono diverse maestranze: pittori, scultori, quadraturisti, stuccatori, ebanisti, ecc. Per gli affreschi la famiglia Mibelli si affidò ad Annibale Gatti (Forlì, 1827 – Firenze, 1909) ricercato autore di affreschi, che con ogni probabilità supervisiono tutti i lavori pittori della villa, e intervenne direttamente su almeno due affreschi. Mentre gli altri vedono la mano di Eugenio Giuseppe Conti (Crema, 16 settembre 1842 – Milano, 1º gennaio 1909) e di qualche altro collaboratore della bottega del Gatti.  Gran parte delle decorazioni, motivi ornamentali, piccole pitture e grottesche vede invece la mano dell’artista livornese Pietro Della Valle (Livorno 1827? – 1891?) e della sua bottega.

Questo approfondimento è stato curato dalla cooperativa Agave: i testi da Jacopo Suggi, le foto da Linda Ughi, il lavoro grafico da Emiliano Cicero.

Paesaggi e scene di vita di campagna

Pietro della Valle
1872 circa

Il salottino verde è uno dei primi spazi che il visitatore incontra appena entrato nei sontuosi locali di Villa Mimbelli. In origine questa stanza fungeva da sala d’attesa, dove i visitatori aspettavano di essere ricevuti dai padroni di casa. La volta della sala è un tripudio di ornati e di stucchi con motivi floreali, è inoltre impreziosita da quattro piccoli affreschi organizzati in medaglioni, opera di Pietro Della Valle, noto scagliolista e pittore murale. Gli affreschi rappresentano scene agresti, dove la figura umana assume un ruolo marginale finendo per essere sovrastata dalla natura incontaminata, che con una lettura romantica diventa rifugio arcadico per l’uomo. Nei quattro medaglioni le scene vedono per sfondo montagne, boschi e ruscelli, dove si svolgono temi pastorali o desunti dal mito classico, come sembrerebbero alludere le architetture, fra cui un tempio che parrebbe ispirato da Poussin.
L’intero ciclo è testimonianza di come ancora nel XIX secolo l’uomo di città vede nella campagna un rifugio incantato.

Allegorie del Commercio, della Pace, del Progresso, dell’ Industria

Eugenio Giuseppe Conti
1874

Nella sala rossa della Villa Mimbelli sulla splendida volta impreziosita da stucchi si possono osservare quattro affreschi allegorici. Realizzati dal pittore Eugenio Giuseppe Conti nel 1874 e tuttora ben conservati. Essi rappresentano quattro figure femminili che sono la personificazioni di settori a cui i Mimbelli, ricchi commercianti, credevano di dovere le proprie fortune, in una sala che per l’appunto veniva usata dai padroni di casa per svolgere i propri affari commerciali.
L’opera del Conti mostra un netto stile accademico, le figure si muovono con una qualche rigidità, quasi assumendo un impostazione statuaria. Il Conti, probabilmente si adeguò allo stile accademico di Annibale Gatti, l’artista principale degli affreschi della villa.

Banchetto dopo la caccia

Bottega di Annibale Gatti
1871 – 1876 circa

La volta della stanza che originariamente era adibita a sala da pranzo ospita nella sua decorazione plastico pittorica, realizzata in legno intagliato, un grande dipinto ovale dotato di cornice intagliata. In corrispondenza degli angoli, si inscrivono quattro ovali dipinti di dimensioni più piccole.L’affresco dal soggetto mitologico è ambientato in un boschetto, dove le figure sono circondate da putti, antilopi, cani e vari simboli di caccia, fra i quali faretre, lance e corni. Nei quattro ovali più piccoli sono raffigurate nature morte composte da piatti, brocche, vassoi e stoviglie varie, che si prestavano a rappresentare l’uso previsto per la sala. L’opera di cui non è chiara l’attribuzione, riprende le soluzioni compositive di Annibale Gatti senza raggiungerne la perizia tecnica, in passato infatti è stato proposto di vederci la mano di Eugenio Giuseppe Conti.

Trompe-l’oeil con rovine classiche immerse in paesaggi fantastici e volta con pergolato

Pietro della Valle e bottega?
1874 circa

Le pareti in corrispondenza dello scalone monumentale della villa, che collega il piano terra e primo piano, sono dominate da una decorazione impostata sullo stile del rovinismo di matrice settecentesca e propongono spaccati di architetture classiche inseriti in paesaggi fantastici. Il modello a trompe-l’oeil di paesaggio illusionistico evoca l’antico gioco di Natura ed Artificio comune in molti apparati decorativi delle residenze signorili livornesi. Anche le volte affrescate concorrono alla creazione di uno spazio illusorio, la pittura simula una sorta di pergolato composto da grate metalliche, e impreziosito da stemmi gentilizi, festoni e foglie d’acanto. Il pergolato artificiale e non vegetale risponde a quel gusto eclettico della borghesia commerciale, di cui i Mimbelli furono esponenti.
Difficile l’attribuzione, anche se è presumibile che i Mimbelli si avvalessero di pittori locali attivi in una delle numerose scuole di ornato e architettura, che in città ebbero un ruolo di primo piano nella decorazione di ville ed edifici. Negli anni è stata avanzata l’ipotesi che l’intera decorazione dell’aula dello scalone fosse ascrivibile a Pietro Delle Valle, attribuzione che convince maggiormente per le pareti, o al fratello Giuseppe, specializzato all’interno della bottega Della Valle proprio nell’esecuzione degli ornati geometrici.

Torquato Tasso che legge la Gerusalemme liberata a Eleonora d’Este

Bottega di Annibale Gatti?
1874 circa

Torquato Tasso che legge la Gerusalemme liberata a Eleonora d’Este. Arrivati al primo piano di Villa Mimbelli, ci introduciamo nelle stanze che un tempo erano le camere da letto dei padroni di casa. Queste sono collegate da uno spazio con funzione di anticamera. La volta è articolata in un riquadro centrale decorato ad affresco, e quattro vele trapezoidali con motivi decorativi. L’affresco raffigura il celebre poeta Torquato Tasso in abiti cinquecenteschi, intento nella lettura della sua opera, la Gerusalemme liberata, alla presenza di Eleonora d’Este che, ancora giovinetta, lo ascolta seduta in poltrona. Tasso fu infatti poeta alla corte di Ferrara, dove nel1579 pubblicò il suo capolavoro, un poema epico in 20 canti sulla prima crociata. Si tratta di un soggetto che ebbe grande successo nel XIX secolo, e che fu anche dipinto dal celebre pittore Domenico Morelli. La ricca decorazione della volta vede, come in altri casi, la partecipazione di più figure professionali: lo stuccatore responsabile dell’esecuzione degli ornati in stucco bianco; il pittore ornamentista esecutore della decorazione a tempera, con sottili motivi tratti dalla tradizione delle grottesche; infine il pittore del riquadro centrale. Ancora una volta, nei motivi ornamentali sembrerebbe di poter ravvisare la mano dei Della Valle, artisti impegnati anche nelle altre decorazioni della villa, mentre l’autore del dipinto centrale è da cercarsi nella cerchia di Annibale Gatti, di cui è affine per modi e per l’interesse per temi storico-letterari, senza però raggiungerne la stessa qualità e perizia, e quindi anche per questa opera è stato ipotizzato l’intervento di Eugenio Giuseppe Conti.

Soffitto Pompeiano con danza amorini

Bottega di Pietro della Valle?
1874 circa

La stanza, che un tempo fu camera da letto di Enrichetta Rodocanacchi, è dotata di una volta di gusto pompeiano decorata con trompe-l’oeil e grottesche.
La decorazione simula quadrature architettoniche ornate di fregi a rilievo e altre parti a sfondato. Nella parte centrale invece si apre una cornice con una scena dove quattro putti in volo sorreggono un tendaggio e un sottile racemo d’edera e fiori. Essi si stagliano sopra un cielo percorso da nubi ed accompagnato da un uccello con le ali spiegati. Per la consonanza con le altre volte in cui intervenne Pietro Della Valle parrebbe di poter attribuire anche questa al livornese o alla sua bottega.

Trionfo dell’Amore

Annibale Gatti
1874 – 1875

Intonaco, pittura a fresco, legno. intaglio, doratura, gesso, modellatura, doratura
L’affresco nella Splendida sala degli Specchi, un tempo il salone che ospitava i balli e le feste della Villa, è insieme all’altro affresco del primo piano con “L’inaugurazione dei Quattro Mori” opera su cui intervenne direttamente e con maggior coinvolgimento Annibale Gatti, il pittore supervisore delle decorazioni della villa, forse qui assistito dai fratelli Della Valle.
Il tema e la resa stilistica della composizione denotano ancora un gusto pompier (stile accademico che si era diffuso in Francia nel XIX secolo), che Gatti affronta con grande abilità nel sapiente uso di effetti luministici e variazioni cromatiche.
L’opera rappresenta il trionfo d’Amore, in cui la divinità manovra un carro trainato da una tigre e da un cavallo, a voler ribadire come un sentimento tanto alto può dominare la violenza e la bestialità. Seguono poi il carro, alcune figure allegoriche femminili che danzano, amanti celebri e poeti, tra cui Dante e Torquato Tasso. Il celeste corteo è seguito da puttini e angioletti in volo.

Ferdinando II presenta Pietro Tacca a Vittoria della Rovere

Annibale Gatti
i1874-75

L’ opera nota anche come “l’inaugurazione dei quattro mori” è l’affresco di livello qualitativamente più alto di Villa Mimbelli e fa parte della decorazione plastico-pittorica della volta della Sala da fumo, attigua alla Sala degli Specchi; essa è articolata in un riquadro centrale con l’affresco e una fascia laterale con riquadri dipinti a monocromo e a grottesca su fondo oro, raffiguranti le Arti. Il tema, dopo tanti riferimenti ai padroni di casa o a mondi e culture diverse, è una sorta di omaggio alla città che accolse la famiglia Mimbelli, originariamente proveniente dalla Dalmazia, e che infatti fu letto all’epoca come omaggio patriottico alla città. In particolare, la lungimiranza di Enrichetta Rodocanacchi Mimbelli fu apprezzata dai commentatori dell’epoca per aver scelto una tema storico e patriottico “rifuggendo dai soggetti oziosi della mitologia” dando vita ad un affresco il cui soggetto era “grato a quanti sentono amore della natia terra e dei suoi fasti”.
La scena granducale è ambientata all’interno di un padiglione effimero allestito sul Molo mediceo in prossimità del celebre monumento livornese. Al centro, il granduca Ferdinando II indica lo scultore alla moglie Vittoria, seduta e vista di profilo, verso la quale l’artista indirizza una riverenza.
Dietro ai personaggi principali, esaltata dalla composizione rigorosamente prospettica, si ammirano alcuni elementi caratteristici dello skyline livornese, fra cui la Darsena gremita dal popolo e dagli alabardieri, nonché la Torre detta il Mastio di Matilde facente parte del complesso della Fortezza Vecchia. Di questo affresco si conserva anche un bozzetto nella Camera di Commercio di Livorno che si denota per alcune differenze compositive.

Volta in stile Liberty

Pittore sconosciuto
1900 circa, pittura a tempera

Eccoci arrivati all’ultima puntata delle rubrica che ci ha portato alla scoperta degli affreschi di Villa Mimbelli. Quest’oggi parliamo di un affresco che si trova al secondo piano, dove troviamo anche altre sale che presentano decorazioni di vario genere, ma è in particolare in quella che oggi ospita le tele dei Tommasi, che si trova un affresco particolare. Infatti la volta è dipinta con uno stile che non trova altro riscontro negli affreschi della villa, ma per gli stilemi e motivi compositivi è sicuramente da ritenersi più tarda. La decorazione si articola in una cornice con un oculo centrale a trompe-l’oeil con cielo nuvoloso animato da uno stormo di uccellini. probabilmente rondini in volo.
Mentre il resto dello spazio e ripartito in quadrature recanti motivi floreali, che poi si ritrovano anche sulle pareti.. Nei quattro angoli si iscrivono dei cerchi in pittura oro, raffiguranti quattro figure femminili.

Bibliografia:
Cesare Alpini, Per Ricordare Eugenio Giuseppe Conti
Dario Matteoni, Livorno, la costruzione di un’immagine : i palazzi di città, Cassa di risparmi di Livorno, Livorno, 1999.

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