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Adolfo Wildt

Santa Lucia

  • Data: 1926?
  • Materia e tecnica: Scultura in marmo di Candoglia
  • Misure: cm 54 x 45 x 32
  • Firma e scritte: titolo e firma in prossimità della spalla destra"S.Lucia - Adolfo Wildt"
  • Acquisizione: 2020

L'artista e l'opera

Lo scultore milanese realizza la prima versione della Santa Lucia nel 1926 quando aveva 58 anni ed era ormai al culmine della carriera. Adolfo Wildt scolpì la Santa Lucia per il marchese Raniero Paulucci de’ Calboli, suo grande estimatore e collezionista. La stessa opera nel 1931, insieme ad altre sei dell’autore, verrà donata dall’aristocratico al Comune di Forlì, ed è oggi esposta nel Museo Civico di Forlì presso Palazzo Romagnoli. Adolfo Wildt realizzò almeno altre due versioni di quest’opera: una si trova nella collezione Gilgore a Naples, in Florida, e l’altra è quella di Livorno: le loro datazioni non sono note. Sebbene non sia chiaro in quale versione la Santa Lucia sia apparsa per la prima volta, venne esposta in diverse esposizioni quando l’artista era ancora in vita, come ad esempio: a Milano nel 1928, nel 1929 e nel 1930, a Oslo nel 1929, a Livorno nel 1930, a Roma nel 1931 per la prima edizione della Quadriennale.

L'opera

La Santa Lucia di Wildt è un’opera concepita come un altorilievo dove il busto della santa è posto su un fondale recante il nimbo dorato. La scultura esemplifica le ricerche di Wildt, sospesa tra una semplificazione delle forme tesa quasi all’astrazione e l’esasperazione delle emozioni, con riferimenti ai maestri italiani del passato. L’opera di Wildt si confronta con il Barocco, in un periodo in cui in Italia si andava riscoprendo attraverso le grandi mostre e gli studi. Wildt ripensa con evidenza all’Estasi di Santa Teresa di Gian Lorenzo Bernini, ma mettendo a profitto anche influssi tratti dall’arte ellenistica, quali il Laocoonte o il Torso del Belvedere. Il patetismo berniniano viene reinterpretato con forza, attraverso l’estrema politura e lucentezza delle superfici che contrasta con il vuoto assoluto delle cavità oculari con cui si vuole rendere l’attributo del martirio della santa. Il volto cieco della santa si rivolge al cielo, mentre la bocca sembra trattenere il segreto di un sospiro che soffoca un grido di terrore e lo trasforma in un gemito. La donna trattata con una sincerità crudele “a tal punto da rischiar di cadere nel macabro” come ne scrisse Cozzani, oscilla fra l’orrorifico e il sensuale, tra la morte e la vita, tra il sacro e il profano in una moltitudine di piani di lettura tipica di molte opere simboliste.

L'opera e il Museo

Poco altro si sa attualmente della versione dell’opera di Livorno, se non che almeno dagli anni Ottanta è stata esposta in una sala d’attesa nei locali di un distretto ASL di Livorno, dove ne veniva ignorato l’autore e il valore dell’opera. Ma quando e dove sia stata acquistata non è ben chiaro: forse è l’opera che fu esposta alla Bottega d’Arte a Livorno nel 1930, oppure, come suggerirebbe qualcuno, è un’opera più tarda. La Sezione territoriale di Livorno dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, ritenendo essere la proprietaria,  decide di vendere nel 2015 l’opera. Solo a seguito di una lunga controversia l’opera torna al legittimo proprietario, l’Azienda Sanitaria Toscana Nord ovest che decide poi nel 2020 di donarla al Museo Civico Fattori.

Santa Lucia

Adolfo Wildt, Santa Lucia, Scultura in marmo di Candoglia, cm 54 x 45 x 32, 1926? (Livorno, Museo civico G. Fattori)

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